who, what, when, where , why
Pubblicato da vitadaprof su Aprile 11, 2007
Qualcuno, in privato, mi ha fatto notare che prima di pensare a chi ci si rivolge (A chi scrivo?) bisogna aver le idee chiare sull’argomento sul quale si vuole scrivere.
OK, conosco anch’io le regole classiche per verificare la compiutezza dell’esposizione. Conosco quelle latine: quis? (chi?), quid? (che cosa?), cur? (perché?), ubi? (dove?), quando? (quando?), quemadmodum? (in che modo?), quibus adminuculis? (con quali mezzi o aiuti?). E conosco anche quelle inglesi: who? (chi?), what? (che cosa?), when? (quando?), where? (dove?), why? (perché?).
Nella trattatistica bisogna aspettare il XIII secolo perché Albertano da Brescia introduca un riferimento al destinatario: cui dicas.
Eppure non credo di aver sbagliato: i destinatari principali del mio precedente intervento sono insegnanti che hanno, di solito, le idee ben chiare su che cosa dire e sul whowhatwhenwherewhy. Il problema vero degli insegnanti sono le deformazioni professionali, due ed opposte:
- la tendenza esasperata a semplificare ed a chiarire, a spiegare anche le cose ovvie
- la tendenza al rigore tecnico per salvaguardare la dignità della materia
Tra i due eccessi è meglio il primo, ma vale la pena di prender bene le misure. Torno a dirlo: «Per chi scriviamo?»